Terrorismo e organizzazioni criminali: il mio punto di vista.
pochod

Hanno ucciso Peter Pan

Varsavia, venerdi’ sera. Doveva essere una serata tranquilla. Solito ritrovo a casa di Mark e Sasha (lui di Bristol lei di Minsk, presidente e vicepresidente di una ONG), solita proiezione di un film d’avanguardia (li sceglie James che fa il regista per la BBC) e solite chiacchiere da espatriati (in Italia questo non va, in Inghilterra quest’altro non funziona, in America quest’altro fa schifo e bla bla bla). Insomma una serata tranquilla. Sulla via mi fermo a un negozietto notturno per non presentarmi a mani vuote. Succo di frutta (Mark e Sasha sono vegetariani e non bevono alcol), caramelle per il film (James li sceglie particolarmente amari) e un diger seltz per me (parlare dell’Italia mi mette acidita’) e poi alla cassa. “Sono 15 zloty” fa la signora fresca di parrucchiere. “Ma…Ma…Ma e’ uno scandalo! Non e’ possibile! Che diavolo…”. La signora mi guarda sorpresa “Giovanotto, se non le vanno bene i prezzi puo’ sempre andare da qualche altra parte”. Ma no, ma no, “non ha visto? Hanno cambiato la foto del bambino Kinder”. E ‘ un disastro, e’ una catsastrofe! All’armi, fate qualcosa! La signora sempre piu’ stranita “Beh non e’ certo colpa mia, me le hanno consegnate cosi’. Insomma questi 15 zloty?”. Va bene, va bene cerchiamo di stare calmi. Dovevo aspettarmelo, prima o poi doveva succedere. Non poteva durare per sempre. Nel mondo frenetico e globalizzato del consumismo, in nome del businness, tutto si brucia, si butta, si cambia in fretta. Anche lo storico bambino della Kinder. Cosi’ va il mondo. Pero’… pero’… pero’ e’ triste quando finisce un’epoca. O almeno quando ci si accorge che e’ finita. Devo stare calmo… Nooo! Un chirurgo col camice insanguinato esce dalla sala operatoria “Lei e’ un parente? Mi dispiace non ce l’ha fatta…” Nooo! Due agenti di polizia suonano il campanello nel cuore della notte “Il sig. Monteforti? Dobbiamo darle una brutta notizia, stanotte c’e’ stata una disgrazia…” Nooo! Perche’? Perche’? Perche’? Era ancora cosi’ giovane, aveva tutta la vita davanti. Lui quel simpatico dentone che da almeno 30 anni (i miei) mostrava le barrette in segno di vittoria, simbolo della nostra intifada contro le mamme salutiste “Niente cioccolata. Fa male ai denti” o i padri no-global “Niente cioccolata. Con tutti i bambini che muoiono di fame…”. Nooo!  “Dai non farne una tragedia. Hanno fatto bene a svecchiare e poi quello di adesso e’ anche piu’ carino” cerca di consolarmi Sara “Ma stai zitta stai! Che ne sai tu che hai solo 20 anni”. Nooo! Forza, cerchiamo di ricomporci. Se mi vede in questo stato Edyta che, mentre io mi ingozzavo di merendine, stava in coda per ore per 1 kilo di riso e vedeva i miliziani di Jaruzelski spaccare teste a destra e a sinistra per mantenere alta la tensione, sicuramente mi prende per pazzo. Nooo! Io non sono pazzo! Pazzo! Pazzo… ecco. Ho solo avuto un altro brutto attacco di sindrome di Peter Pan. Mi mangio una girella, mi guardo un episodio di Jeeg Robot d’Acciaio e faccio una partitina al Commodore 64. Poi, vi giuro, tornero’ un bravo bambino e non faro’ piu’ i capricci.

Beslan

I terroristi hanno sempre i documenti in regola

I terroristi hanno sempre i documenti in regola. Non c’e’ altra spiegazione. Quelli che nel febbraio 2004 hanno messo le bombe nella metropolitana di Mosca (41 morti) avevavno i visti in ordine. Di sicuro se per ottenere il mio ho dovuto fare richiesta 2 mesi avanti presentando una valanga di documenti che andavano dall’invito ufficiale di una istituzione regolarmente riconosciuta dal governo russo, all’assicurazione sanitaria, ai documenti di viaggio.

E non e’ stato facile lo stesso. Gli attentatori di Beslan (330 morti e 700 feriti quasi tutti bambini) erano di varie nazionalita’ e in qualche modo hanno affrontato i doganieri russi in uno dei punti caldi del confine. Io l’ho attraversato dall’Estonia, in treno. Solo perche’ avevo passaporto porno italiano mi hanno controllato il bagaglio mutanda per mutanda e contato pure gli euro (pochi) che avevo nel portafoglio. Quelli avevano bombe, kalashnikov, passamontagna ma sono passati lo stesso.

Oddio anche Mathias Rust, tedesco, nel 1987 era atterrato con un Cessna sulla Piazza Rossa ma erano altri tempi e le preoccupazioni del Cremlino erano altrove. Una volta a destinazione bisogna ottenere la “registrazia”, cioe’ chi ha emesso l’invito deve fare segnalazione al ministero degli interni entro 3 giorni ed avere indietro l’ok dopo un ulteriore controllo dei dati inseriti a computer (foto compresa) dal consolato rilasciante il visto. Nel frattempo il passaporto e’ ritirato.

Con un po’ di fortuna e qualche aggancio la si sbarca in una settimana; il comitato olimpico russo, per non smentirsi, l’ anno scorso ha battuto tutti i record: 2 mesi. Per non parlare della Milizia. E quando la polizia si chiama cosi’ c’e’ poco da scherzare. E’ disseminata ovunque e ferma persona dopo persona senza sosta. I miliziani si appostano dietro ai chioschi di giornali e saltano fuori all’improvviso o inchiodano la macchina su un viale trafficatissimo e ti sono addosso.

Sebbene gli abbiano insegnato a fare il saluto e a chiedere gentilmente i documenti, con faccia sadica leggono attentamente il passaporto, analizzano il visto, controllano timbri e firme. Ai kamikaze che nell’ottobre 2002 presero in ostaggio il teatro Dubrovka (129 morti) nel cuore di Mosca, quante volte gli erano stati chiesti i documenti? Moltissime immagino. Allora non c’e’ soluzione. I terroristi hanno sempre i documenti in regola.